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“Ma vai in vacanza in bici?”

C’è sempre qualcuno che te lo chiede quando racconti che con moglie e figli (tre) il prossimo viaggio potrebbe essere da Parigi a Londra pedalando.  “Ma come in bici? E quanti chilometri fate? Dove dormite? E i bagagli?”. C’è una risposta a tutto. Si viaggia in bici perché pedalando si va più lenti, senza fretta, sulle strade meno battute che è poi il trucco per scoprire i luoghi che sfuggono. In assoluta libertà, cambiando i ritmi perché è facile fermarsi e ripartire. La vacanza è il viaggio stesso, con il suo scorrere silenzioso e paziente, con le deviazioni inaspettate, con le mappe che spesso si perdono, con le soste impreviste perché si incontra un borgo, una trattoria, uno scorcio che merita una foto.

Con il sole, con la pioggia, con gli imprevisti perché capita (eccome se capita) di forare e di riparare, di sporcarsi le mani di grasso, di dover fare i conti con qualche bullone che si allenta, di dover metter mano a brugole e cacciaviti.  Viaggiare in bici è una scelta ma forse più una filosofia. Un modo per prendersi una pausa, per staccare, per uscire dalle rotte più battute, per apprezzare un po’ di sana fatica e le ricompense che vengono dopo la doccia della sera. Una cultura della vacanza che all’estero è consolidata. Dalla Germania, all’Olanda, dalla Francia al Belgio. Ma che anche da noi comincia a crescere. I dati parlano chiaro visto che solo lo scorso anno, secondo Unioncamere, questo settore ha contato 42 milioni di presenze e un impatto economico di quasi 5 miliardi di euro.

Dalla Romagna alle Dolomiti, dall’Umbria alla Lombardia aumentano i chilometri segnati, le ciclopedonali e sono sempre di più i vecchi tragitti delle linee ferroviarie dismesse che si trasformano in percorsi. Tanti gli esempi: in Calabria la ex ferrovia Crotone-Petilia-Policastro, alla scoperta della biodiversità del Marchesato Crotonese, in Lombardia i 12 chilometri della Saronno-Seregno, la Arcisate-Stabio o il tratto lungo la linea Varese-Porto Ceresio dove si può ammirare la bellezza della Valle della Bevera.
E ancora in Umbria i 51 meravigliosi chilometri della Spoleto-Norcia restaurati e recuperati dopo quasi mezzo secolo di abbandono e in Veneto il tratto costruito dall’esercito nel ‘900 per trasportare le truppe da Treviso fino ad Ostiglia nel Mantovano. Ma progetti ci sono anche in Piemonte, in Sardegna e in Abruzzo e Molise sulla tratta Sulmona-Carpinone-Isernia che unisce la bellezza di paesaggi unici e panorami mozzafiato dagli altopiani abruzzesi alle montagne del Parco nazionale della Majella. E si potrebbe continuare.  Anche all’estero. Le vie classiche sono in Austria con la ciclopedonale sul Danubio da Lienz a Vienna o con il giro del Lago di Costanza, in Belgio con l’imperdibile giro della Fiandre, in Germania seguendo il corso del fiume Altmuhl in Baviera da Gunzenhausen a Regensburg oppure in Spagna da Valencia ad Alicante in un tragitto di costa  tra mare, sole, cerveza , tapas e paella.  Crescono i percorsi e aumentano anche i privati che scommettono su un turismo che funziona e che rende.
Così molti hotel diventano Bike hotel, molti agriturismi diventano «amici dei ciclisti», molte strutture puntano sull’accoglienza alle due ruote con una serie di servizi che vanno dall’ospitalità, alle officine, ai punti di lavaggio, alle colazioni e ai menu pensati apposta per chi pedala. O entrando a far parte di progetti e circuiti dedicati alle due ruote. Non solo. Sono sempre di più i Tour operator che offrono pacchetti per vacanze in bici come «Girolibero», «Bikedivision» che si dedicano alle due ruote con pacchetti viaggio completi o da costruire a misura di famiglia oppure portali come Viagginbici come  Beactiveliguria che offrono panoramica completa su mete, servizi, opportunità per chi ama far vacanze pedalando. Ma si può anche far da sé. Una bici da viaggio, una gravel o una mountain bike, attrezzata con un paio di comode borse laterali, un minimo kit di attrezzi con alcune camere d’aria, luci, casco, una cerata per l’acqua e si può partire. Si decide il viaggio e si fissa un itinerario che ovviamente va proporzionato al proprio grado di allenamento e di abitudine a pedalare.

Cinquanta, settanta, cento chilometri al giorno o anche tappe più lunghe per chi se la sente avendo cura però di prenotare per la notte prima di partire perché, dopo una giornata in sella, spesso non si hanno voglia e forze per cercare una sistemazione al calar del sole. Se ci si affida ad una agenzia in genere sono loro che si occupano di portare borsoni e bagagli alle destinazioni di arrivo, altrimenti bisognerà imparare a contenere il carico da portarsi in bici. Per il cibo vale la vecchia regola di una gran bella colazione al mattino ricca di carboidrati, di un pranzo veloce per non appesantirsi e di portare sempre in borsa qualche barretta o qualche gel per le emergenze.

La sera poi la cena è il premio meritato e spesso sognatoRimettendo ordine tra le emozioni della giornata e preparando la tappa che verrà… 

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