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Le ripetute: cosa sono e a cosa servono

Repetita iuvant, quasi sempre, anche nello sport. Non so se sia un modo di dire o una verità scientifica: forse un po’ l’una e un po’ l’altra cosa.

Sta di fatto che con il teorema che i muscoli hanno memoria e si ricordano perfettamente di ciò che gli si chiede, credo abbiano fatto i conti diversi atleti; dai più bravi ai più scarsi. Banalizzando, in una sintesi assolutamente poco rigorosa, succede che i nervi, il collegamento tra muscoli e cervello, imparano a indirizzare le informazioni più velocemente dopo aver imparato un determinato esercizio. Così dal cervello parte l’ordine che arriva ai muscoli: “Sapete di cosa si tratta. Fatelo!”

E’ un po’ come quando si impara a scrivere. All’inizio si va lentamente lettera per lettera, poi le parole scorrono perché si inizia a ragionare per parole e per concetti. Nelle prime 6-8 settimane di allenamento, a seconda dello sport, braccia, gambe, polpacci e cosce studiano ed imparano. Poi ripetono a memoria. Anche se ogni tanto bisogna ricordarglielo. Così, ad esempio, se un runner abitua le sue gambe a sostenere il peso di un allenamento corsa ripetute da mille metri ad un determinato ritmo le sue gambe se lo dovrebbero ricordare anche a distanza di qualche tempo. E quindi dovrebbe essere tutto più facile.

Perché tutti questi condizionali? Perché non tutto è scienza esatta. Anzi. Non sempre i conti tornano nell’esatto di una somma matematica. Così basta un intoppo, uno stop o una banale (mica tanto) tendinite che ti costringe a fermarti ai box per qualche settimana, perché i tuoi muscoli si dimentichino in fretta di tutto ciò che sanno. Amnesia totale. Non si ricordano più niente, neppure come si corre. Altro che ripetute.

Ma cosa sono a cosa servono in realtà le ripetute?
In sintesi si può dire che le ripetute nel running sono lo strumento necessario per migliorare la nostra corsa e rendere l’organismo più efficiente. Sono allenamenti a una velocità prefissata e generalmente più veloce della corsa a cui un atleta è abituato, alternati a un periodo di defaticamento da ripetere per un numero preciso di volte.

“Le ripetute, brevi e lunghe, sono come un farmaco, un antibiotico che ogni atleta deve utilizzare con la massima attenzione- spiega Fabio Vedana tecnico tra i più preparati in circolazione, già responsabile della nazionale elite azzurra di triathlon e di quella olimpica svizzera-  Ma bisogna procedere con cautela anche perché c’è molta confusione sull’argomento.  Fondamentale è il tempo di recupero tra un esercizio e l’altro che deve essere superiore ai 90 secondi altrimenti si parla di interval training o di allenamento intermittente. Servono a migliorare la qualità del proprio allenamento e, se adeguatamente recuperate, alzano il livello della prestazione perché stimolano l’adattamento metabolico e muscolare…”.

In questo campo il fai-da-te non funziona, nel senso che le ripetute vanno “dosate” da atleta ad atleta e le variabili sono moltissime, altrimenti possono essere dannose e controproducenti: “E’ vero- continua Vedana- Continuando con l’esempio di prima l’uso deve essere corretto perché provocano stress e perché, come con gli antibiotici, il corpo tende ad adattarsi e quindi a renderli inefficaci. Quindi vanno considerate la qualità, il volume, l’intensità, la frequenza”.

Qualche regola tenendo conto che, generalmente, il numero delle ripetute da inserire in un esercizio dovrebbe dipendere dalle capacità di recupero di ogni singolo atleta, che andrebbe calcolato mediante un test funzionale.

Una regola è che aumentando il tempo di recupero si alza la qualità dell’esercizio, perché la ripetuta poi viene fatta a ritmi più elevati, ad esempio in salita, e che sei o sette ripetute da mille metri sono già un esercizio impegnativo.

Infine i volumi: in una tabella di allenamento ripetute, andrebbero fatte una volta a settimana.

Altrimenti repetita iuvant...ma non sempre

 

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