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Milano Linate Night Run, come realizzare un sogno da viaggiatore travestito da “runner”

La Milano Linate Night Run, la 10 chilometri non competitiva ideata e organizzata da RCS Sport, ha esaudito il mio sogno da viaggiatore: camminare sulla pista di un vero aeroporto. Il 21 giugno 1988 salivo sul primo volo, destinazione Londra. Non sapevo che quel viaggio, pur non avendo compiuto ancora 15 anni, mi avrebbe fatto negli ultimi trent’anni viaggiatore in 47 Paesi in 4 continenti. A mio padre che mi accompagnò espressi allora il desiderio di andarmene a zonzo per l’aeroporto di Linate.

Mai dire mai. Insieme al fidato zaino in spalla, tra check in e carta di imbarca, mi sono ritrovato alla partenza poco dopo la mezzanotte. Nei panni di “runner abusivo” mi sono detto: “Che cosa ci faccio qui?”. Ad incoraggiarmi la mia collega Lorena e la sua piccola Ginevra – loro sì che sono delle vere mamma e figlia podiste – che mi hanno appiccicato sulla maglia, in segno di buona fortuna, 1970: per una strana coincidenza il numero di pettorale mi ha riportato al decennio dell’infanzia e al mio essere un bambino “imbranato” in qualsiasi attività sportiva mi cimentassi. Lo sport non sarà il mio mestiere? No, anche se ha incrociato l’essere girovago in tante tappe del mio giro del mondo: negli anni ‘90 a Londra in visita ai campi da tennis di Wimbledon, a New York alla prima partita da baseball o ad Atene allo stadio Kallimarmaro, celebre location delle prime olimpiadi moderne. Negli anni 2000  tra i runner assiepati sotto la Porta di Brandeburgo per la Maratona di Berlino, a Tokyo tra gli scaffali di Akihabara a cercare i manga originali delle icone del calcio nippo Holly & Benji, a Memphis, con la circolazione bloccata dai podisti di una delle maratone più famose del Tennessee, su un furgoncino dei pompieri americani senza il cui aiuto avrei perso il bus per tornare a Nashville.

I dieci chilometri della Milano Linate Night Run, fatti tutti d’un fiato a passo veloce in 1 ora e 41 minuti, sono stati emozionanti. Mi è sembrato di vivere un’antologia di viaggi  dove nel buio sospeso da un chiaro di luna estivo, ho ritrovato persone, storie e ritagli di ricordi che hanno fatto di questi trent’anni da giramondo la scuola di formazione e crescita più importante della mia vita. Nella penombra, all’altezza del quinto chilometro del percorso, ho incrociato Stefania con cui ho condiviso gli anni d’oro del Festival del Cinema di Venezia, quelli in cui Gillo Pontecorvo fece del Lido “la Woodstock cinematografica di noi giovani”. Il nostro abbraccio forte e il flashback di me e Stefania in Sala Grande, all’anteprima di Forrest Gump insieme a Tom Hanks, con gli occhi lucidi davanti alla scena della corsa, mi ha ricordato una verità che vale per un viaggiatore quanto per uno sportivo: la condivisione delle emozioni e il coraggio di non smettere mai di essere sé stessi restano il carburante del motore della vita che ti spinge verso il traguardo.

Alle due passate sono stato il quintultimo a tagliare il traguardo, mi hanno messo una medaglia al collo, mi è sembrato di rivedere mio padre all’aeroporto che mi aspettava come un tempo. Lo ribadisco, sono stato un runner abusivo e forse non c’entravo niente con gli altri 1.999 partecipanti alla Milano Linate Night Run. Lo confesso, lungo quel percorso magico sono tornato a sentirmi come Forrest Gump che amava ripetere: “Mamma diceva sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose, dove va, cosa fa, dove è stata.” Le mie scarpe continuano ad avere “i lacci sciolti” perché custodiscono il segreto di noi viaggiatori: essere anime libere, con o senza valigia, per difendere a denti stretti i nostri sogni.

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