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Provato per voi: AntiGravity Yoga

Abbiamo già parlato di quanto yoga e corsa siano due discipline complementari, ideali da associare per  chi desidera allenare corpo e mente a superare i limiti e sviluppare potenzialità spesso inespresse. Non tutti sanno però che, di asana in asana si può quasi volare, e non solo con la fantasia.

Il primo, e più celebre, stile di yoga “in volo” è AntiGravity Yoga, che è stato ideato dal flying guru Christopher Harrison, atleta e coreografo statunitense. Io ho avuto la fortuna di sperimentare i benefici di questa disciplina con una guida d’eccezione: Sayonara Motta, Master Trainer internazionale che ho incontrato presso il centro fitness Natked di Milano.

Si pratica su un’apposita amaca yoga di tessuto elastico che permette di eseguire posizioni e sequenze con un approccio del tutto inconsueto, in sospensione. E già dalla prima esperienza s’impara una lezione interessante: la forza di gravità si contrasta con la forza… della leggerezza.

Ma come può AntiGravity Yoga essere concretamente utile agli appassionati di corsa? Il primo e più interessante beneficio per il runner è la decompressione discale e articolare, insieme al miglioramento della circolazione, che si genera soprattutto attraverso le inversioni (tutte le posizioni a testa in giù). Quando corriamo, sottoponiamo la nostra colonna vertebrale e le articolazioni a un lavoro piuttosto intenso: anche loro hanno bisogno della loro bella dose di allungamento… e il lavoro sull’amaca si rivela prezioso.  Non per niente, a fine classe ci si sente straordinariamente leggeri e rilassati, quasi “sollevati da un peso”.

Ma non immaginatevi un’esperienza passiva: praticare yoga sospeso è anche un ottimo allenamento per il core e gli stabilizzatori, fondamentali nella corsa. Immaginate quanto possa essere diverso eseguire una determinata posizione con l’appoggio al suolo oppure su un supporto instabile per natura come l’amaca. Non per niente questa disciplina coinvolge oltre 600 muscoli del corpo: non male, vero?

AntiGravity Yoga ha poche controindicazioni: ad esempio va evitato in caso di gravidanza nel primo trimestre, glaucoma, ernia, pressione molto alta o molto bassa. In generale, vale la regola del buonsenso: fatevi seguire da un trainer esperto e non forzatevi oltre i vostri limiti.

Tra i 13 programmi disponibili io ho provato Decompression, uno dei più indicati per l’affiancamento alla corsa. La lezione dura un’ora e inizia subito – in piena filosofia yoga antigravitazionale – a testa in giù, con un riscaldamento che permette di familiarizzare con la sensazione di interagire in un mondo letteralmente capovolto. È un’esperienza molto inusuale perché i punti di riferimento nello spazio diventano d’improvviso tutti nuovi: destra, sinistra, avanti, indietro non hanno più rilevanza. È fondamentale, fin d’ora come pure nel resto della lezione, ascoltare e seguire attentamente le indicazioni dell’insegnante.

La tecnica è molto importante: bisogna imparare ad avvolgere correttamente il tessuto dell’amaca sul corpo, in modo da capovolgersi ed eseguire tutte le posizioni in sicurezza ed efficacia.

Ultimato il riscaldamento, si prosegue con gli esercizi di mobilizzazione, allungamento e trazione per arrivare poi al cuore della lezione, con le sequenze acrobatiche che ci permettono quasi di fluttuare nell’aria, dimenticando il senso del tempo e dello spazio. Infine, un defaticamento che è una vera coccola: il tessuto ci avvolge come un bozzolo e ci immerge in una dimensione di rilassamento incredibilmente intensa.

Si torna a terra totalmente rigenerati, con una meravigliosa sensazione di gioia e pace. E la consapevolezza che il nostro corpo è molto più agile e flessibile di quanto noi stessi immaginiamo.

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