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Il Giro di Lombardia 2018

Quando arriva è perché arriva l’autunno del grande ciclismo. Ma è solo una questione di colori e di stagione. La classica delle foglie morte – la chiamano proprio così – non è certo il preludio della fine del ciclismo. Un ciclismo italiano, europeo, globale che ormai non finisce più. Anche qui non ci sono più le stagioni. Si corre tutto l’anno.

Quando arriva, il Giro arriva. Come arriva la rivalsa del Mondiale, la prova del nove di quello che si è appena corso, una corsa di un solo giorno per conquistare il titolo iridato. Una prova secca. La vinci o muori. E poi c’è lui. C’è il Lombardia, che è l’appello, che va corso con la maglia di campione del mondo e se questo non avviene, meglio attrezzarsi bene (anche sul terribile Muro di Sormano)

per dimostrare che i numeri ci sono anche qui. Fino alla fine dell’anno. Al giro di Lombardia si corre per andare a prendersi o riprendersi un successo che resta nella storia del ciclismo.

Non è una classica da correre per fare passerella, vuole solo i protagonisti veri. Ben consapevoli che tutti andranno a caccia di quella rivalsa iridata. Lo sanno dalla partenza del giro, quest’anno a Bergamo, fino al suo arrivo a Como, che è già in trepidante attesa.

Questa chiamata bis che punta verso i colori dell’iride fa del Giro di Lombardia la corsa fra le classiche monumento più mondiale di tutte. Per molti cultori del grande ciclismo è anche la più bella. Piace così tanto che sabato 13 ottobre 2018, Il Lombardia vede alla partenza tutto il podio della rassegna iridata di Innsbruck. Oltre al veterano Valverde, al via Romain Bardet e Michael Woods, tra gli sfidanti al campione uscente Vincenzo Nibali, che su questo percorso lo scorso anno ha costruito il suo 50mo successo in carriera. Lo Squalo vincitore già due volte ha segnato un circoletto rosso sulla cartina del Lombardia ed è sicuro che ci proverà ancora. Come ci proveranno Gianni Moscon, il migliore azzurro ai Mondiali, un vero combattente in grande forma come Thibaut Pinot, Julian Alaphilippe, Greg Van Avermaet, i gemelli Adam e Simon Yates, vincitore della Vuelta de España, Enric Mas, Rigoberto Uran, Tim Wellens, Primoz Roglic, Rui Costa, Wilco Kelderman, Michael Matthews e Bauke Mollema. Insomma il Giro di Lombardia ha un cuore d’autunno che batte fortissimo e trova la benedizione della Madonna del Ghisallo, lassù a Magreglio, dove passare è un po’ pregare. Di vincerlo per la storia.

Libro consigliato. È un brano da una raccolta di scritti custoditi al Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio | Premio letterario Ghisallo.

È un atto dell’epopea del Ghisallo. Le brame dell’autunno incise con l’impronta del fango sulla fatica dei corridori, metro dopo metro, dal bivio di Bellagio in su. La superficie del Lago diaccia, immobile nello scenario malinconico di un inverno precoce intabarrato sin sulle pendici di San Primo. E le campane di don Viganò che rintoccano a distesa forzata, sul gracchiare di un disco, nell’elegia di una Madonna pallida, angosciosamente Madre di tutti quei ragazzi che arrampicano, riconosciuti e incoraggiati alla voce della turba dei tifosi venuti da ogni dove. Da “Ciclismo primo amore”, di Franco Rota, 1989

Video consigliato: Fausto Coppi vince il 48° Giro di Lombardia. Dall’Archivio Storico Luce | Cineteca Museo del Ghisallo. Un omaggio al Campionissimo poiché il 2019 sarà l’anno del Centenario di Fausto Coppi: https://youtu.be/UH5xnrYTvyI

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