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Maratona: cosa fare nei giorni seguenti

Il traguardo alla fine di ogni gara non rappresenta solo la fine di un percorso lungo dieci, ventuno o addirittura 42 km. Il traguardo è anche la fine di un lungo periodo di allenamento e l’inizio di una nuova fase.

Quando si supera quella linea cambia tutto. Nel corpo e nella testa di ogni atleta, di ogni singolo partecipante, si varca una soglia non solo fisica, ma anche psicologica. Tutto lo stress accumulato durante il periodo di preparazione viene infatti rilasciato ed è facile cedere al pianto e alla fatica.

Il recupero post maratona – è stato dimostrato – passa anche dalla testa. Per questo, nei giorni successivi sarebbe meglio non agire di impulso, evitando di programmare nuovi obiettivi e nuove gare.

Ma è soprattutto al corpo che dovremo rivolgere le nostre attenzioni. A livello fisico infatti, correre per distanze oltre i 30 km o superare i 40, come nel caso di una maratona, può casusare una serie di micro traumi potenzialmente pericolosi se trascurati.

Anche lo stile della corsa viene modificato dopo una maratona. Nei giorni successivi infatti si tende a correre “seduti” e a tenere ritmi un po’ più lenti, aumentando così i tempi di appoggio e moltiplicando ulteriormente l’impatto sulle articolazioni.

In questa fase è molto importante evitare carichi eccessivi di allenamento per non incorrere in fastidiosi infortuni.

Cosa fare allora dopo una maratona? Nella settimana successiva sarebbe bene limitare le uscite di corsa a un paio a settimana, evitando le sedute dedicate alla velocità e prediligendo sport dinamici come il nuoto, che favorisce il recupero muscolare senza causare traumi.

Il periodo di recupero post maratona può durare fino a tre settimane. Questo non significa che non bisogna correre per 21 giorni, significa semplicemente ridurre intensità e volume degli allenamenti per permettere alle fibre muscolari di ripararsi e di ritrovare la forma.

Sì a camminate e a uscite in bicicletta, no a idromassaggi e saune, almeno nelle 48 ore successive alla gara. L’eccessivo calore infatti favorirebbe l’afflusso di sangue ai capillari e potrebbe contribuire all’insorgenza di traumi. Sì invece a bagni con le gambe immerse in acqua fredda.

Ricordate di tenere sollevate le gambe quando riposate e di fare molto stretching, previo adeguato riscaldamento (bastano una decina di minuti di esercizi o di camminata veloce). Se potete, fate un paio di sedute dal vostro fisioterapista di fiducia e tenete sempre monitorata la vostra frequenza cardiaca.

La misurazione dei vostri battiti a riposo infatti, può essere una buona cartina di tornasole della vostra condizione fisica. Assicuratevi di misurarli spesso, in particolare nelle settimane che precedono una gara. La frequenza cardiaca a riposo, quando siamo stanchi o quando stiamo recuperando da un grande sforzo, è sempre maggiore della nostra normale frequenza cardiaca. Possiamo quindi utilizzare il confronto per capire quando ricominciare ad allenarci seriamente per un nuovo obiettivo.

Perchè in fondo nella corsa, come nella vita, ogni fine rappresenta sempre un nuovo inizio. Tagliare il traguardo per dimostrare a se stessi il proprio valore e la propria forza, per dare un senso a tutti gli sforzi, al sudore e alla fatica. Poi recuperare le energie per tornare a mettersi in gioco in vista del traguardo successivo. Riprendere a correre, ancora una volta.

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