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Bike and the City!

Spostarsi in città sulle due ruote ecologiche della bici. Che sia per lavoro, studio o semplicemente come mezzo di trasporto quotidiano, quella delle biciclette in città sembra essere una tendenza in costante crescita, anche in Italia.  Non certo senza alcune difficoltà e grandi differenze rispetto ai nostri vicini Europei.  Se, stando ai dati di Legambiente, da una parte le ciclabili urbane nel nostro Paese sono cresciute del 50% in dieci anni circa – oggi sono oltre 4.100 i chilometri di piste nelle nostre città contro i 2.800 del 2008 – il numero dei ciclisti rimane invariato rispetto al 2008.

Vere e proprie perle del bike friendly esistono e gli abitanti di Cremona, Rimini, Pisa, Padova, Novara e Forlì sono quelli che utilizzano quotidianamente la biciletta come mezzo di trasporto più di tutti in Italia,  con punte di eccellenza come Pesaro e Bolzano dove si arriva addirittura ad un abitante su tre che pedala a lavoro o nei luoghi di studio. Buoni numeri che però, sempre dal rapporto di Legambiente, non hanno visto cambiare la percentuale di italiani che utilizzano la bici per spostarsi: immutata, dicevamo, nel 2015 rispetto al 2008 (3,6%).

Nonostante la crescita in fatto di ciclabili sul territorio siamo ancora lontani dai fasti Europei: secondo il barometro dell’European Cyclists Federation l’Italia è infatti solo al 17° posto sui 28 Paesi dell’Unione Europea. Ma quello che sembra mancare di più è anche un adeguato supporto governativo e istituzionale. Se la rete infrastrutturale rimane essenziale per una mobilità su bici sicura e protetta, sono ancora poche – e per lo più affidate agli enti locali – quelle iniziative di stimolo alla crescita della percentuale di ciclisti, ancora così bloccata. Molto viene lasciato alle iniziative dei comuni che, seppur meritorie, non riescono ancora a spostare l’asticella…

È notizia di poco tempo fa di come alcuni Paesi Europei sostengano economicamente la crescita delle bici come mezzo di trasporto cittadino. In alcuni Stati dell’Unione infatti sono state introdotte delle specifiche tabelle di compensi per i rimborsi chilometrici.  Capofila del progetto il Belgio che, forte di un’altissima percentuale della forza lavoro (9%) che usa la bici per andare in ufficio, riconosce 23 centesimi di rimborso a chilometro percorso, seguito dalla Francia che riconosce un rimborso più alto, 0.25 centesimi, entrambi con un tetto annuo di rimborso massimo di 200 euro.

Il Lussemburgo ha scelto invece la strada degli sgravi fiscali sull’acquisto di una nuova bici fino a 300 euro e ha dato la possibilità a tutte le aziende del Paese di mettere a disposizione dei propri dipendenti una bici per recarsi in ufficio, il tutto esentasse e con la possibilità, a fine leasing, per il dipendente di acquistarla a prezzi vantaggiosi. In Italia, dove l’auto è lo status siymbol del benefit aziendale, ci sono degli esempi virtuosi in fatto di incentivo alla pedalata che vengono dalle nostre città. Pedalare a Bari significa poter accedere ai “buoni mobilità” destinati a studenti e dipendenti della pubblica amministrazione. Farlo tra le splendide atmosfere di Bologna, permette di accumulare punti da utilizzare per sconti nei negozi e buoni spesa.

Consoliamoci, dunque, leggendo di queste iniziative e anche con la produzione: l’Italia si conferma infatti il maggior produttore europeo di biciclette, con una quota di mercato di circa il 18%. Sia grazie al mercato nazionale che alle esportazioni il 2015 ha visto un giro d’affari di quasi 500 milioni di euro a cui se ne aggiungono altrettanti (483 milioni) del mercato di parti e accessori.  Altra nota lieta del nostro Paese è il bike sharing, realtà piuttosto diffusa in diverse città che, in alcuni casi, raggiungono disponibilità medie di due bici per 1.000 abitanti.

Concludendo, di strada da fare ce n’è ancora tanta, ma non ci mancano creatività, senso del design e passione. Una pedalata dopo l’altra, trascinata dalle sue tante realtà locali, anche l’Italia potrà vedere crescere la sua percentuale di ciclisti cittadini! Forza bikers!

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