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Sicurezza alla guida della bici da corsa

Quando si è alla guida di una bicicletta da corsa l’aspetto più importante è quello della sicurezza, non c’è altra priorità che tenga. Allenamento, agonismo, voglia di battere record, tutto è secondario rispetto al cercare sempre una condizione di tranquillità della quale possano beneficiare non soltanto chi pedala, ma anche automobilisti, motociclisti e pedoni. Talvolta regna un po’ di confusione, soprattutto per quanto riguarda il codice della strada applicato al ciclismo, facciamo un po’ di chiarezza.

La bicicletta da corsa è legale? – E partiamo da una notizia per molti sconvolgente: forse non tutti sanno che – nella pratica – le bici da corsa non rispettano il codice della strada in quanto sono sprovviste di elementi richiesti dalla legge come i catarifrangenti, faretti e campanello (avvisatore acustico). Questo non si ripercuote mai in multe, ma sono numerosi i precedenti che hanno visto ciclisti investiti e con piena ragione subire delle multe per l’assenza di questi componenti che – in caso di sinistro – sono inevitabilmente registrati.

Come comportarsi? Se si vuole essere ligi alle regole e evitare qualsivoglia problema si deve dunque apporre questi elementi richiesti. Una norma che teoricamente toccherebbe anche i professionisti in allenamento, ma non in gara visto che durante una competizione – a strada chiusa al traffico – è possibile usare una bici che non rispetta il codice della strada.

Il codice della strada per le biciclette – Un punto è fondamentale: quando si è in bici si deve rispettare il codice della strada, non si è esenti dal fermarsi al semaforo rosso, rispettare gli stop, gli attraversamenti pedonali così come i passaggi a livello. Stesso dicasi per sorpassi con linea continua (in discesa ad esempio oppure di mezzi molto lenti) e i limiti di velocità. Tutto ciò che vale per l’auto vale anche per la bici.

E il mettersi in fila indiana? Molti ciclisti si dispongono in due anche tre affiancati in zone pericolose e per quanto mi riguarda, in quanto ciclista pure io, mi rammarico molto a osservare questa violazione del codice della strada che mette in grave pericolo tutti quanti. Oltre a ledere profondamente l’immagine del ciclista, che spesso e volentieri viene additato come menefreghista delle regole. Cosa dice la legge? In realtà, in paese o città è consentito circolare fino a un massimo di due affiancati a meno che le condizioni della circolazione non lo consentano, mentre al di fuori delle città è sempre vietato. Dunque, da questo fondamentale non si scappa: fuori dalle città si deve sempre stare in fila indiana, anche se gli stradoni sono larghi e dritti. Contravvenire a questa norma può comportare una multa.

Inoltre, il codice della strada obbliga i ciclisti a percorrere le piste ciclabili quando presenti. Dunque, anche se si deve fare una piccola deviazione oppure si deve rallentare e rientrare nell’apposita corsia si sarebbe tenuti a rispettare questa normativa.

Gli incidenti in bicicletta – Nessuno vorrebbe mai essere coinvolto in incidenti in bici, perché è logico che il ciclista sia quello che ha la peggio il più delle volte. Tuttavia, è importantissimo un principio: dato che per chi è in bicicletta valgono le stesse regole “limitative” di chi è in auto o in moto, lo stesso si estende anche nei diritti. Tutto ciò che riguarda il codice della strada può, anzi deve, essere preso in considerazione dopo un sinistro per la valutazione della colpa e degli eventuali danni dunque precedenze, velocità, distanze di sicurezza e quant’altro. Nel dubbio, chiedere l’assistenza delle autorità è sempre consigliabile.

Caschetto bici obbligatorio, sì o no? – Purtroppo, no. Il codice della strada non contempla nemmeno l’obbligo per minori ed è una delle lacune più gravi e insostenibili. Ricordare che un semplice, economico e per nulla fastidioso oggetto come l’elmetto può salvare la vita è pleonastico, ma i numerosi ciclisti che si possono ancora incontrare con i capelli al vento dimostrano che c’è poca considerazione di questo incredibile pericolo. Si stima che un urto anche a 30km/h possa comportare ferite potenzialmente mortali: una velocità raggiungibile molto facilmente da qualsiasi pedalatore. Il caschetto è l’unica vera protezione del ciclista, che altrimenti incontra l’asfalto (o un qualsiasi altro corpo durante l’urto) senza barriere. Non è obbligatorio, questo no, ma non indossarlo significa aumentare in modo drammaticamente esponenziale i rischi. E la tecnologia sta facendo passi da gigante, con modelli davvero pazzeschi.

Luci per bici da corsa – Viene considerato un accessorio quando invece sarebbe richiesto esplicitamente dal codice della strada. I faretti su fronte e retro della bici sono rarissimi da incontrare tra gli appassionati, ma sono obbligatori. Non solo, il codice della strada dice anche che “Il conducente di velocipede che circola fuori dai centri abitati da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere e il conducente di velocipede che circola nelle gallerie hanno l’obbligo di indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità”. Vi abbiamo già parlato dei fari più tecnologici che segnalano adeguatamente il ciclista e, al tempo stesso, mostrano più fedelmente la via. Ma anche senza strafare e pagare somme esagerate ci sono faretti LED a basso consumo e a batteria (dunque, nemmeno a dinamo) che pesano pochi grammi, non rovinano né la linea né l’aerodinamica della bicicletta da corsa e che mettono subito in sicurezza il ciclista.

Spesso, ci si rende conto di quanto sia importante la sicurezza alla guida di una bici da corsa solo quando è troppo tardi. Mai come in questo ambito non c’è niente meglio per il ciclista che un po’ di lungimiranza e buon senso.

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