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Trekking invernale, attrezzatura e sicurezza

«L’esercizio fisico produce il BDNF, una sostanza che aiuta la genesi di nuovi neuroni e la sopravvivenza di quelli esistenti. E rinforza le sinapsi» spiegava il professor Enrico Arcelli, uno dei nostri più grandi esperti di corsa e di sport all’aria aperta che gli Atenei italiani abbiano avuto. Professor Corsa raccomandava, però, ogni volta che consigliava – con il buon esempio – di fare attività fisica, di iniziare gradualmente, di innescare cioè quei meccanismi “neuronali” un po’ alla volta. Anche per godere in pieno degli effetti – persino psicologici –  generati dal movimento quando ben fatto, che non può prescindere, nel trekking in particolare, da accorgimenti pratici traducibili nella giusta attrezzatura e nella estrema attenzione al fattore sicurezza.

Oggi fare attività fisica all’aria aperta, consapevoli di un bel bagaglio acquisito dagli studi di scienza motoria e fisica, è molto più facile, poco improvvisato e si può dire che molti sani principi siano stati assimilati, quasi da diventare naturali, come se appartenessero al nostro DNA di viaggiatori.

Ci vuole comunque un ingrediente base per alimentare la passione per il trekking e compiere il passo nel modo giusto: si chiama buon senso e se ascoltiamo i consigli di grandi camminatori ed esperti, anche quelli del trekking invernale che insegna moltissimo dal punto di vista pratico e psicologico, riusciamo a prendere davvero tutto il buono che c’è in questa sana attività fisica.

«Camminando ci regaliamo due delle cose di cui oggi abbiamo più bisogno: tempo e silenzio. – spiega Adrea Mattei, autore di L’arte di fare lo zaino appena pubblicato da Ediciclo Editore – Quando affrontiamo un trekking in montagna siamo spesso sopraffatti dalla fatica, concentrati più sulle difficoltà della salita che sul piacere di vivere immersi nella natura. Pensiamo, invece, in quei momenti, al tempo prezioso che stiamo dedicando a noi stessi e alla dimensione del silenzio in cui ci siamo calati, così in contrasto con la vita frenetica e rumorosa che facciamo tutti i giorni in città».

A proposito di zaino del camminatore saggio, in esso ci deve essere comunque la giusta attrezzatura per il trekking: che varia a seconda del tracciato, dell’itinerario scelto, delle sue difficoltà. Non c’è bisogno di correre a comprare tutto il meglio e subito, l’esperienza ti guida pian piano, così come i consigli delle guide certificate (il CAI insegna e da sempre) che sapranno indicarti ogni volta cosa sia importante per quel viaggio.

Nel materiale da trekking classico in ogni caso non potranno mai mancare i famosi bastoncini che non si usano solo per il trekking invernale, anzi, sono indispensabili nel panorama degli accessori trekking evergreen – un po’ come le scarpe nere che vanno su tutto – e per ogni stagione. Quali i migliori? In carbonio, di sicuro, anche se leggermente più costosi di quelli in alluminio (che vanno comunque bene per iniziare), più leggeri e flessibili, magari pieghevoli, sono ideali i bastoncini che si possono infilare comodamente nello zainetto dove tenere, soprattutto nelle mezze stagioni, anche un ricambio di pantaloni trekking invernali nel caso – magari salendo in quota – il clima variasse improvvisamente (virando verso il freddo).

Quindi ci vuole l’abbigliamento trekking giusto. Niente paura. Non è così difficile, non è obbligatorio rifornirsi nel migliore negozio specializzato. Basta scegliere i materiali con accuratezza, cercando fra quelli tecnici, e soprattutto non perdere di vista le condizioni meteo. Prima di mettersi in cammino, infatti, la regola base è quella di consultare sempre il Servizio Meteo dell’Aeronautica Militare . Il peso del trekking lo capirai da solo. Spesso è una questione di strati. Più che di marchi. A proposito, mai dimenticare di mettere nello zaino un cambio calze asciutto… e una borraccia d’acqua servita con una barretta energetica. Sembra l’acqua calda eppure sono gli errori più comuni. Si possono evitare.

E dopo tanti consigli pratici un po’ di poesia completa l’opera, come scrive Andrea Mattei nel suo saggio del camminatore: «… fermarsi dopo ore di cammino, decidere di interrompere il ritmo cadenzato dei passi – per riprendere fiato e fare ordine nei pensieri – è un atto quasi di violenza, una forzatura all’ipnotico procedere della via. Di tanti sentieri calpestati, di infiniti paesaggi attraversati a volte restano più ricordi dei luoghi della sosta: un muretto a secco nella steppa murgiana, sotto un faggio d’Appennino, all’ombra dell’unico alberello tra le campagne della Val d’Orcia o su una comoda panchina davanti al sagrato d’una chiesa. Ti fermi per mangiare un frutto o una barretta, tirar fuori la borraccia o consultare con più calma guida e mappa, ma sposi quel posto come luogo d’elezione, come punto ideale del legame tra te e il territorio che ti circonda. Forse, proprio lì risiede il genius loci del cammino. Così, riponi ogni cosa nello zaino e riparti leggero, la tua “casa” sulle spalle».

Buon viaggio!

Libro consigliato: L’arte di fare lo zaino di Andrea Mattei – Ediciclo editore

Brano consigliato: Buon Viaggio di Cesare Cremonini – https://youtu.be/1pRPXIC4Vtk

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